Rieducazione della spalla

Quali sono le principali patologie della spalla

Le principali patologie a carico della spalla sono numerose ma possiamo dividerle in due categorie:

  • a origine traumatica o microtraumatica, che di solito generano instabilità;
  • a origine degenerativa, condizionanti infiammazioni, calcificazioni, lesioni alla cuffia dei rotatori.

Al primo gruppo corrispondono problematiche tipiche dei giovani, nei quali incidenti, traumi, ipersollecitazioni alla spalla comportano una diminuzione della stabilità. Questa è assicurata di norma da capsula, legamenti e corretta funzione muscolare. Una qualsiasi alterazione dei mezzi di contenzione comporta l’instaurarsi di dolore e apprensione.

La lussazione è la perdita completa dei rapporti articolari, generalmente prodotta da un trauma importante anche se è favorita da alcune condizioni predisponenti (iperlassità), e a sua volta genera disturbi e problematiche ad essa correlate (lesione di Hill-Sachs e Bankart).

Il secondo gruppo include tutte le problematiche legate all’usura della spalla, condizionata dalla postura, dai movimenti ripetuti tante volte nell’arco della giornata, per esempio quelli lavorativi, dal mantenimento di posizioni fisse, da sovraccarichi alla spalla. A seconda della gravità, della sede, della progressione della malattia, delle condizioni predisponenti, possiamo trovarci di fronte quadri di tendiniti, borsiti, calcificazioni, sindromi da impingement, SLAP lesion, lesioni della cuffia dei rotatori parziali, totali, a medio o a tutto spessore.

Si includono in questo gruppo anche la capsulite adesiva e la spalla congelata, che di norma derivano da problematiche precedenti non trattate.

Quali sono gli obiettivi principali

Gli obiettivi principali della rieducazione della spalla sono il governo del dolore, il recupero dell’articolarità, cioè della possibilità dell’arto di muoversi nello spazio, il recupero della forza muscolare, l’allenamento della propriocettività, cioè di una certa sensibilità, in parte non avvertita dalla coscienza, in parte si, che ci permette di governare bene la forza e la coordinazione del braccio.
Infine la postura delle scapole e del corpo, poiché essa influenza il movimento della spalla.

Controllo del dolore

È il primo atto riabilitativo, si effettua con manovre di decoaptazione delle strutture capsulari e di rilasciamento della muscolatura della spalla e collo. Riposo relativo dell’arto e crioterapia.

Recupero articolarità

È facile che la spalla perda la possibilità di muoversi lungo tutto il suo arco di movimento perché le strutture capsulari e i recessi ascellari si retraggono se infiammate o traumatizzate.

È necessario ripristinare la motilità del braccio con manovre a bassa o media pressione per tempo prolungato, con il riequilibro delle lunghezze muscolari del collo-spalla-tronco, con la partecipazione attiva del paziente che riceve addestramento in merito.

Potenziamento muscolare

Viene eseguito in associazione al recupero articolarità e anzi in qualche caso la precede (dopo intervento di stabilizzazione) poiché come abbiamo visto la forza muscolare costituisce elemento attivo e garanzia della stabilità della spalla (soprattutto in zona neutra e durante l’esecuzione dei gesti).
Particolare importanza bisogna attribuire al reclutamento della forza ai muscoli della cuffia dei rotatori e ai depressori della testa omerale.
Utile è anche correggere i compensi, cioè gli schemi di movimento scorretti appresi durante il periodo di malattia, in quanto essi possono persistere nonostante la risoluzione del problema principale.

Rieducazione propriocettiva

È la capacità di conoscere la posizione del corpo nello spazio e di solito questa informazione viene veicolata a livello subcosciente. È questa una sensibilità che ci permette di coordinare i movimenti e l’equilibrio in modo corretto.
Dopo un trauma, un intervento chirurgico, un periodo di immobilità questa caratteristica viene meno e perciò va recuperata con esercizi specifici.

Un “occhio” alla postura

La postura è la posizione che il nostro corpo occupa nello spazio grazie al tono e al pretensionamento dei muscoli statici. Essa dipende dal patrimonio genetico, dalla personalità e dalle afferenze esterne e di adattamento all’ambiente avvenute nel corso della nostra vita.

Posizioni lavorative e prolungate nel tempo, retrazioni muscolari da tensione o stress, gesti atletici ripetuti possono alterare la corretta posizione delle spalle.

Le alterazioni di postura alle spalle possono essere di due tipi.

  • Scapole abdotte associate a dorso curvo, di norma sono spalle anteposte con retrazione dei muscoli pettorali, e la colonna dorsale facilmente risulta cifotica.
  • Scapole addotte associate a dorso piatto, le spalle “guardano” in basso, la normale curvatura della colonna dorsale risulta diminuita e le retrazioni sono a carico della muscolatura tra scapole e colonna.

Naturalmente questa suddivisione è approssimativa, le variabili sono numerose e possono comprendere una sola o entrambe le spalle.

La postura deve essere tenuta in considerazione e il suo riequilibro deve essere presente nel programma riabilitativo perché essa concorre nella genesi delle patologia delle spalle.

Riadattamento al gesto

Una volta che articolarità, forza muscolare e propriocettività sono state recuperate bisogna che siano utilizzate nei gesti quotidiani o nei gesti atletici, perché spesso il paziente si è abituato a convivere con la sua menomazione e conserva un atteggiamento di risparmio o di difesa.

Per cui è utile un allenamento finalizzato a utilizzare le performance motorie recuperate inserite nei gesti comuni o propri delle sue attività.

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