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Sindrome femoro-rotulea o patellofemoral pain syndrome

La sindrome femoro-rotulea è caratterizzata da una sintomatologia dolorosa a livello della parte anteriore e talvolta anche posteriore del ginocchio, determinata fondamentalmente da instabilità rotulea.

L’instabilità rotulea è l’incapacità della rotula di scorrere agevolmente e correttamente nel suo percorso naturale, la “gola intercondiloidea”, e questa patologia può manifestare quadri di diversa gravità, da qualche scroscio a livello rotuleo, significativo di aumentato attrito tra le superfici articolari, a dolore dopo allenamenti o pratiche sportive, a vere e proprie lussazioni rotulee che si verificano all’improvviso dopo movimenti normali.

Qual è il meccanismo che porta a sentire dolore

Per ben comprendere le cause di questa patologia occorre definire le funzioni principali della rotula, che sono essenzialmente tre:

  • svolge un'azione di puleggia aumentando il braccio di leva del muscolo quadricipite, in grado quest’ultimo di incrementare la sua forza sulla tibia di oltre il 50%;
  • svolge una funzione di guida nei confronti del tendine quadricipitale, centralizzando e convogliando le forze generate dai quattro ventri muscolari di cui è composto il quadricipite che vengono trasferite, grazie ad essa, al tendine rotuleo;
  • amplia l'area di contatto del tendine quadricipitale sul femore, diminuendo in tal modo le forze di attrito sul punto in cui fa perno.

Per svolgere in modo ottimale i propri compiti la rotula necessita di un corretto allineamento in quanto deve poter scorrere nel miglior modo possibile riducendo al minimo gli attriti nella troclea femorale e nella gola intercondiloidea durante tutti i movimenti di flesso-estensione dell'articolazione del ginocchio. Gli stabilizzatori della rotula sono strutture di natura capsulare, legamentosa e miotendinea, il cui compito è quello di mantenere un corretto allineamento lungo tutto il suo percorso. Gli stabilizzatori legamentosi sono i legamenti alari, bendelette che dai lati della rotula raggiungono i condili femorali. Tra i principali stabilizzatori muscolari ritroviamo il vasto mediale obliquo (VMO), il cui compito è quello di opporsi alle forze laterali che agiscono sulla rotula stessa. Il dolore femoro-rotuleo, quindi, può essere generato da una disallineamento della rotula, che normalmente si manifesta con una tendenza alla lateralizzazione della rotula stessa e può dipendere da diversi fattori di cui ricordiamo i principali:

  • un VMO insufficientemente tonico;
  • una rigidità e un accorciamento delle strutture laterali dell'articolazione del ginocchio;
  • una rotula alta;
  • un aumento dell'angolo Q, cioè un ginocchio valgo

Come si verifica il danno

Sebbene alcune caratteristiche di tipo anatomico-strutturale facciano sì che alcuni individui siano maggiormente predisposti rispetto ad altri nell'incorrere nella sindrome femoro-rotulea, quest'ultima è senz'altro classificabile come una patologia da “overuse” (sovrautilizzo).

Non a caso, nella letteratura specializzata anglosassone questo tipo di sindrome è anche chiamato “runner's knee”, ossia “ginocchio del corridore”, sottolineando in tal modo come il sovraccarico funzionale sia alla base di questo tipo di patologia. La donna è a questo proposito maggiormente esposta rispetto all'uomo, data la conformazione delle anche più larga, fattore che comporta un maggior carico a livello dell'articolazione del ginocchio. Anche un’eccessiva pronazione del piede durante la corsa può costituire un fattore scatenante la sintomatologia dolorosa. Questo perchè viene compensata da una rotazione esterna della tibia che può essere la causa di un’ipersollecitazione rotulea, per questo motivo molti autori consigliano la correzione dell'iperpronazione tramite ortesi plantare.

Quali sono i sintomi

Le sindromi femoro-rotulee vengono classicamente suddivise in tre gruppi: sindromi femoro-rotulee dolorose maggiori, caratterizzate da un’obiettiva instabilità rotulea e che comportano lussazioni e/o sublussazioni recidivanti della rotula. Questo tipo di patologia viene risolta solo grazie a intervento chirurgico.

Sindromi femoro-rotulee dolorose minori, patologia che, rispetto alla precedente, è caratterizzata da una prevalenza della sintomatologia dolorosa rispetto all'instabilità; generalmente queste sindromi possono trarre beneficio da un buon trattamento conservativo. Sindromi femoro-rotulee dolorose miste rappresentano una forma intermedia tra le due sopradescritte e normalmente vengono trattate conservativamente.

Come si cura

Chi incorre nella sindrome femoro-rotulea dovrebbe cercare di attenersi ai sei punti seguenti.

  1. Controllare il dolore e la flogosi: il dolore, l'infiammazione e il versamento a livello articolare, costituiscono tre fattori d'aggravamento della patologia in quanto inibiscono un ottimale reclutamento del quadricipite, aggravando ulteriormente il quadro clinico. Occorre pertanto controllarli con l'utilizzo di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), bendaggi funzionali, ghiaccio. E’ inoltre necessario ridurre il sovraccarico funzionale al quale è sottoposta l’articolazione del ginocchio, diminuendo o, se necessario, sospendendo l'attività sportiva.
  2. Effettuare un piano di lavoro specifico per il rinforzamento del quadricipite femorale, sia attraverso esercizi isometrici che isotonici. Soprattutto, è fondamentale rinforzare selettivamente il VMO. Se si eseguono esercizi in catena cinetica chiusa, come ad esempio lo squat, è importante evitare l'eccessiva flessione del ginocchio.
  3. Lo stretching: è molto importante cercare di allungare sia i muscoli del polpaccio dal momento che una loro retrazione comporta una pronazione compensatoria del piede che a sua volta causa un aumento della rotazione tibiale con conseguente ipersollecitazione rotulea sia gli ischio-crurali, il tensore della fascia lata, la bendeletta ileo-tibiale e il quadricipite.
  4. Migliorare lo scorrimento rotuleo tramite una sua mobilizzazione mediale passiva, allo scopo di detendere una struttura stabilizzatrice denominata “retinacolo laterale”. Alcuni Autori suggeriscono anche il taping rotuleo.
  5. Si deve correggere un’eventuale iperpronazione del piede che, come detto precedentemente, può essere la causa dell’insorgenza della patologia rotulea, in questo caso occorre valutare l’opportunità di intervenire tramite ortesi plantare.
  6. Rieducazione posturale globale, riadattare e riequilibrare le tensioni e le lunghezze muscolari che contribuiscono a mantenere la iperpronazione del piede, l’accorciamento degli ischio-crurali e in una certa misura anche l’atteggiamento in valgo del ginocchio.