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Caratteristica fondamentale della spalla è quella di possedere un notevole grado di mobilità: è infatti l’articolazione più libera dell’intero corpo.

 Necessariamente, perciò, il recupero funzionale non può prescindere dal restituire a tale distretto la piena artico­larità, la quale deve essere pertanto inserita tra gli obiettivi primari.

Alla notevole mobilità si contrappone, già fisiologica­mente, una scarsa stabilità.

A tale proposito rivestono una notevole importanza gli stabilizzatori periarticolari:

  • attivi: apparato muscolo-tendineo;
  • passivi: apparato capsulo-legamentoso

Pertanto assumeranno rilievo gli interventi di potenzia­mento delle strutture stabilizzatrici, attraverso il rinforzo muscolare e il controllo dell’elasticità dell’apparato capsulare, nonché il controllo statico-dinamico dei motori del movimento nell’esecuzione di gesti complessi, a una o più finalità (rieducazione propriocettiva).

La gestualità della spalla è garantita dall’azione di coppie di forze, per esempio:

  • deltoide - sovraspinoso;
  • sovraspinoso/sottospinoso - sottoscapolare;
  • trapezio - gran dentato.

Tale azione può avvenire sia con movimento in sinergi­smo che in situazione di motori/fissatori del movimento stes­so, per esempio:

  • azione motrice della coppia deltoide – sovraspinoso;
  • azione di fissazione della coppia intra - extrarotazione.

L’intervento di riprogrammazione muscolare deve perciò tener conto dell’azione delle coppie, senza escludere il ruolo proprio di ciascun muscolo, al fine di non alterare il delicato equilibrio che consente il movimento armonioso e funzionale.

Particolari meccanismi di fisiologia articolare garanti­scono la possibilità di esecuzione dei singoli gesti, per esempio:

  • extrarotazione automatica dell’omero;
  • libertà della scapola e ruolo della scapolo – toracica.

Quali sintomi costituiscono un campanello d’allarme

Tipici di questa patologia sono sintomi dolorosi secondo un percorso che segue varie fasi:

  1. Dolore alla spalla in particolari movimenti, di solito presenti negli stadi iniziali che presagiscono solo una perturbazione del tendine;
  2. Dolore dopo lo sforzo ma che regredisce col riposo, siamo in un quadro tendinitico, i tendini sono sovraccaricati ma presumibilmente integri;
  3. Dolore che persiste indipendente dallo sforzo o dai movimenti, quadro di tendinite conclamata;
  4. Dolore notturno che si protrae per mesi, quadro tendinosico, il tendine potrebbe essere danneggiato;
  5. Quadro di impotenza funzionale, riscontriamo forza ridotta nell’esecuzione di movimenti di elevazione del braccio, in presenza o meno di dolore, la lesione al tendine è fortemente probabile.